La Battaglia di Gettysburg: i tre giorni che cambiarono la Guerra Civile Americana e la storia degli Stati Uniti

Tra il 1° e il 3 luglio 1863, nella tranquilla cittadina di Gettysburg, in Pennsylvania, si combatté la battaglia destinata a segnare il punto di svolta della Guerra Civile Americana. Per tre giorni oltre 160.000 uomini si affrontarono in uno scontro senza precedenti sul suolo nordamericano. Al termine della battaglia, il generale Robert E. Lee avrebbe iniziato un lento ma inesorabile declino, mentre l’Unione avrebbe trovato la forza per avviarsi verso la vittoria finale.

Gettysburg non rappresentò soltanto una vittoria militare. Fu una battaglia che trasformò il destino politico degli Stati Uniti, consolidò la leadership di Abraham Lincoln e cambiò per sempre il concetto stesso di nazione americana.

Perché Gettysburg è una delle battaglie decisive della storia

Quando gli storici compilano l’elenco delle battaglie che hanno cambiato il corso della civiltà, Gettysburg compare quasi sempre accanto a Maratona, Canne, Hastings, Lepanto, Austerlitz, Waterloo e Stalingrado.

Il motivo è semplice. Alcune battaglie decidono una guerra. Altre cambiano il destino di un continente. Gettysburg fece entrambe le cose.

Se la Confederazione avesse ottenuto una vittoria decisiva nell’estate del 1863, il corso della Guerra Civile avrebbe potuto cambiare radicalmente. Un successo sul territorio dell’Unione avrebbe rafforzato il movimento pacifista del Nord, aumentato le pressioni sul presidente Abraham Lincoln e forse convinto Gran Bretagna e Francia a riconoscere diplomaticamente gli Stati Confederati d’America.

In altre parole, gli Stati Uniti avrebbero potuto non diventare mai la nazione unita che conosciamo oggi.

Gettysburg fu dunque molto più di uno scontro tra eserciti. Fu una battaglia combattuta per decidere quale America sarebbe sopravvissuta.

Da una parte vi era l’Unione, determinata a preservare l’integrità nazionale. Dall’altra la Confederazione, convinta che gli Stati del Sud avessero il diritto di separarsi e costituire una nuova nazione indipendente.

Le conseguenze di quei tre giorni avrebbero influenzato non soltanto la storia americana, ma l’equilibrio politico mondiale del XIX e del XX secolo.

L’America divisa in due

Per comprendere Gettysburg bisogna tornare indietro di alcuni decenni.

Gli Stati Uniti della prima metà dell’Ottocento erano un Paese in rapidissima espansione. La conquista dell’Ovest, l’immigrazione europea, lo sviluppo delle ferrovie e dell’industria stavano trasformando una giovane repubblica in una grande potenza economica.

Ma questa crescita nascondeva profonde fratture.

Il Nord stava diventando sempre più industrializzato. Le grandi città crescevano rapidamente, le fabbriche producevano ricchezza e milioni di immigrati fornivano manodopera.

Il Sud, invece, fondava la propria economia sulle immense piantagioni di cotone, tabacco e zucchero. Un sistema che dipendeva in larga misura dal lavoro degli schiavi africani.

Questa differenza economica generò inevitabilmente una diversa visione della società.

Molti Stati del Nord vedevano nella schiavitù un’istituzione destinata a scomparire, mentre gran parte dell’élite meridionale la considerava indispensabile per la sopravvivenza economica della Confederazione.

A ciò si aggiungeva un’altra questione fondamentale: il rapporto tra governo federale e singoli Stati.

I dirigenti del Sud sostenevano che ogni Stato conservasse il diritto di lasciare volontariamente l’Unione. Il governo di Washington sosteneva invece che la federazione fosse indivisibile.

Queste due concezioni erano inconciliabili.

Perché scoppiò la Guerra Civile Americana

La Guerra Civile Americana non nacque improvvisamente.

Fu il risultato di decenni di tensioni politiche, economiche e morali.

L’elezione di Abraham Lincoln nel novembre 1860 rappresentò il punto di non ritorno.

Sebbene Lincoln non proponesse inizialmente l’abolizione immediata della schiavitù negli Stati dove già esisteva, il suo programma contrario all’espansione dello schiavismo nei nuovi territori occidentali fu percepito dal Sud come una minaccia mortale.

Tra il dicembre 1860 e i primi mesi del 1861 undici Stati decisero di separarsi dall’Unione e costituirono gli Stati Confederati d’America con capitale Richmond, in Virginia.

Il presidente della Confederazione fu Jefferson Davis.

Il conflitto iniziò ufficialmente il 12 aprile 1861 con il bombardamento di Fort Sumter.

Quella che molti immaginavano sarebbe stata una guerra breve si trasformò invece nel conflitto più sanguinoso della storia americana.

Tra il 1861 e il 1865 morirono oltre seicentomila soldati, probabilmente più di quanti gli Stati Uniti persero sommando tutte le guerre combattute fino alla metà del Novecento.

Robert Edward Lee: il genio della Confederazione

Nel 1863 Robert Edward Lee godeva di un prestigio quasi leggendario.

Nato in Virginia nel 1807, diplomato a West Point, ufficiale del Genio, veterano della guerra contro il Messico, Lee era considerato uno dei migliori ufficiali dell’esercito americano.

Quando scoppiò la guerra, Abraham Lincoln gli offrì addirittura il comando delle forze federali.

Lee rifiutò.

Non perché fosse favorevole alla secessione — anzi, inizialmente nutriva forti dubbi — ma perché non volle combattere contro il proprio Stato natale, la Virginia.

Fu una decisione destinata a cambiare la storia.

Assunto il comando dell’Armata della Virginia Settentrionale, Lee dimostrò un talento militare straordinario.

Tra il 1862 e il 1863 inflisse una lunga serie di sconfitte agli eserciti nordisti.

Le Seven Days Battles, Second Bull Run, Fredericksburg e soprattutto Chancellorsville fecero di lui uno dei comandanti più ammirati del XIX secolo.

Il suo esercito era numericamente inferiore, disponeva di minori risorse industriali e logistiche, eppure riusciva spesso a prevalere grazie alla rapidità di movimento, alla perfetta conoscenza del terreno e all’audacia tattica del suo comandante.

Dopo Chancellorsville molti osservatori europei iniziarono a ritenere possibile una vittoria della Confederazione.

Fu proprio questo successo a convincere Lee che fosse giunto il momento di portare la guerra sul territorio nemico.

George Gordon Meade: il generale arrivato all’ultimo momento

Se Lee era ormai un mito vivente, il suo avversario era quasi uno sconosciuto.

George Gordon Meade era un ufficiale competente, prudente e rispettato, ma non godeva della fama dei grandi comandanti unionisti.

Il destino volle che assumesse il comando dell’Armata del Potomac appena tre giorni prima della battaglia.

Il 28 giugno 1863 il presidente Lincoln sostituì infatti Joseph Hooker, ormai in contrasto con Washington, affidando a Meade il compito più difficile possibile: fermare Robert E. Lee durante l’invasione della Pennsylvania.

Il nuovo comandante disponeva di pochissimo tempo per conoscere il proprio esercito e preparare le operazioni.

Molti storici ritengono che questa improvvisa nomina rappresenti una delle decisioni più rischiose assunte da Lincoln durante tutta la guerra.

Eppure Meade avrebbe dimostrato notevoli qualità difensive proprio nei giorni decisivi.

La campagna verso Gettysburg

Dopo la vittoria di Chancellorsville, Lee prese una decisione estremamente audace.

Attraversare il Potomac e invadere il Nord.

Le ragioni erano molteplici.

Innanzitutto la Virginia era devastata dalla guerra. Portare le operazioni militari in Pennsylvania avrebbe consentito ai soldati sudisti di rifornirsi nelle ricche campagne settentrionali.

In secondo luogo Lee sperava di ottenere una vittoria decisiva sul territorio nemico.

Una simile vittoria avrebbe potuto avere conseguenze politiche enormi.

L’opinione pubblica del Nord era stanca della guerra.

Un’altra pesante sconfitta avrebbe potuto indebolire Lincoln e rafforzare i sostenitori di una pace negoziata con la Confederazione.

Vi era infine una dimensione internazionale.

Gran Bretagna e Francia osservavano con attenzione il conflitto americano.

Una grande vittoria confederata avrebbe potuto convincerle a riconoscere diplomaticamente il governo di Richmond.

Per Lee, dunque, l’invasione della Pennsylvania rappresentava una straordinaria occasione strategica.

Ma la fortuna, che fino ad allora gli era stata spesso favorevole, iniziava lentamente ad abbandonarlo.

I due eserciti a confronto

Nell’estate del 1863 l’Armata della Virginia Settentrionale contava circa 75.000 uomini.

Era composta da veterani eccezionalmente esperti, temprati da due anni di guerra quasi ininterrotta.

L’esercito confederato soffriva però di gravi carenze logistiche.

Le munizioni erano limitate.

L’artiglieria disponeva di meno pezzi rispetto agli avversari.

Le uniformi erano spesso logore.

Le scorte alimentari insufficienti.

L’Armata del Potomac schierava invece circa 90.000 uomini.

Disponeva di una logistica superiore, di migliori collegamenti ferroviari, di una maggiore capacità industriale e di risorse praticamente inesauribili.

Ciò che spesso mancava ai nordisti era la fiducia nei propri comandanti.

Lee aveva un esercito che credeva ciecamente nel proprio generale.

Meade aveva un esercito potente, ma reduce da continui cambi di comando e da diverse sconfitte psicologicamente pesanti.

Gettysburg avrebbe deciso quale dei due fattori fosse più importante: il genio tattico oppure la superiorità materiale.

La vigilia della battaglia

Alla fine di giugno 1863 nessuno dei due comandanti desiderava realmente combattere proprio a Gettysburg.

La cittadina della Pennsylvania era un tranquillo centro agricolo di circa 2.400 abitanti.

La sua importanza derivava soprattutto dal fatto che numerose strade convergevano proprio lì, rendendola un naturale nodo di comunicazione.

Fu quasi il caso a trasformarla nel teatro della più grande battaglia mai combattuta nel continente americano.

Lee stava concentrando le proprie divisioni sparse nella Pennsylvania.

Meade cercava invece di intercettarlo mantenendo la protezione di Washington e Baltimora.

Entrambi gli eserciti marciavano inconsapevolmente verso lo stesso punto.

Il mattino del 1° luglio 1863, una semplice ricognizione confederata in cerca di rifornimenti avrebbe acceso una delle battaglie più celebri della storia militare.

Nessuno dei soldati che avanzavano lungo le strade polverose della Pennsylvania poteva immaginare che, nel giro di settantadue ore, oltre 50.000 uomini sarebbero caduti tra morti, feriti, dispersi e prigionieri, lasciando Gettysburg impressa per sempre nella memoria dell’umanità.