Waterloo, l’ultima battaglia di Napoleone

Il giorno della caduta delle Aquile

18 giugno 1815.

Certe date sono appuntamenti con il destino.

Non perché chi le vive sappia già come finiranno.

Ma perché, guardandole da lontano, noi comprendiamo che il mondo prima e il mondo dopo non saranno più gli stessi.

Waterloo è una di quelle date.

Non è semplicemente la sconfitta di Napoleone.

È il giorno in cui un uomo che per quasi vent’anni aveva ridisegnato l’Europa con la velocità di una tempesta arrivò improvvisamente contro qualcosa che nessun genio militare può controllare.

Il tempo, Il fango, La stanchezza.

Gli uomini. E il destino.

Quella mattina Napoleone aveva quarantacinque anni.

Era ancora giovane per gli standard politici.

Ma il corpo non era più quello di Austerlitz.

Non era più il generale che dormiva tre ore e cavalcava per giorni.

Aveva dolore. Era stanco.

Aveva perso qualcosa che nessuno storico riesce a misurare davvero:

l’impressione di invincibilità.

Eppure…

quando salì sul suo cavallo e guardò il campo di Waterloo, probabilmente pensò ancora una volta:

posso farcela.

Prima di Waterloo: un uomo che era già caduto

Per capire Waterloo bisogna dimenticare per un momento il campo di battaglia.

Bisogna andare indietro.

  1.  

Napoleone abdica. Parigi è caduta. Gli alleati entrano nella capitale.

L’uomo che aveva dominato l’Europa viene spedito all’isola d’Elba in forzato esilio.

Molti pensano che sia finita.

Errore.

Napoleone non è un sovrano normale. Non sa vivere senza progetto. Senza movimento. Senza storia.

All’Elba governa come se fosse ancora imperatore.

Strade.  Riforme. Organizzazione. 

Riceve rapporti. Studia. Ascolta.

E soprattutto capisce una cosa. La Francia dei Borbone non sta funzionando.

Così prende una decisione che sembra impossibile.

Tornare.


Il volo dell’aquila

Il 26 febbraio 1815 lascia l’Elba. La fuga l’aveva preparata, praticamente dal primo giorno in cui aveva messo piede sull’isola toscana

Sbarca in Francia. Pochi uomini. Pochi mezzi.

Quasi nessuna possibilità, perchè deve scontrarsi con l’intero esercito del re Luigi XVIII. I suoi vecchi Marescialli giurano di riportarlo in una gabbia di ferro

Eppure accade qualcosa di incredibile.

Le truppe mandate per arrestarlo si uniscono a lui.

Celebre il momento di Grenoble.

Napoleone avanza.

Scopre il petto.

Dice:

«Se qualcuno vuole uccidere il suo imperatore, eccomi.»

Nessuno spara. Il re fugge. Parigi lo accoglie.

Inizia il periodo dei Cento Giorni.


Una domanda che gli storici si fanno ancora oggi

Napoleone tornò per vincere?

O tornò perché non poteva fare altro?

Domanda enorme.

Perché il Napoleone del 1815 non è quello del 1805.

L’esercito è meno esperto.

Molti marescialli mancano.

L’Europa è preparata.

E soprattutto… gli avversari hanno imparato.

Per vent’anni Napoleone aveva insegnato guerra all’Europa.

Adesso l’Europa conosceva il maestro. 
Il piano di Napoleone era quello di conseguire una vittoria schiacciante, indebolire la coalizione nemica, farsi accettare all’interno dei confini naturali della Francia. Impresa difficile, se non impossibile. Ma a Napoleone l’impossibile era sempre piaciuto, anzi era una parola che non conosceva nel suo vocabolario

Il piano: colpire prima che il gigante si svegli

Napoleone vede una sola possibilità. Attaccare.Velocemente.

Separare inglesi e prussiani. Distruggerli uno alla volta.

È il suo capolavoro classico.La strategia che gli aveva dato decine di vittorie.

In teoria il piano è geniale.

In pratica…

ogni piano dura fino al primo imprevisto.


Il campo che sembra innocuo

Se oggi vai a Waterloo rimani quasi deluso.

Colline dolci. Campagna. Silenzio.

Ma quel giorno…50.000 francesi.68.000 alleati.

Decine di migliaia di cavalli.Cannoni.Urla.Fumo.Sangue.

E soprattutto…

fango.

Gli storici sottovalutano spesso questo dettaglio.

Il terreno bagnato rallenta l’artiglieria. Le ruote affondano.

Le cariche perdono velocità.

Le palle di cannone non rimbalzano. Quel terreno combatte contro Napoleone.


La lunga attesa

Napoleone guarda il cielo.

Decide di aspettare. Poche ore.

Forse.

Ma nella storia poche ore possono valere un impero.

Quelle ore permettono ai prussiani di avvicinarsi.

Quando il sole asciuga il terreno…il destino è già in movimento.


Hougoumont: la porta dell’inferno

La battaglia inizia.

Obiettivo francese:rompere il fianco inglese.

Ma Hougoumont resiste.

Casa. Mura.Boschi.Piccolo luogo.

Enorme impatto.

I francesi continuano ad attaccare.

Gli inglesi continuano a resistere.

Migliaia di uomini vengono assorbiti lì. Come sabbia che sparisce in una crepa.

Napoleone forse non immagina ancora che sta consumando energie preziose. Bonaparte è ancora fiducioso di vincere, forse non così come era lo era al mattino quando esprimeva sicurezza.


Il momento in cui tutto sembra ancora possibile

Per ore nessuno vince.

Poi arrivano le grandi cariche.

I francesi avanzano.

Gli inglesi vacillano.

Wellington resta freddo.

Blücher corre.

Napoleone guarda.

I suoi uomini aspettano il colpo decisivo.

E allora entra lei.

La Guardia.

Per anni simbolo dell’invincibilità.

L’ultima riserva.

L’ultima carta.

L’ultima frase di una storia iniziata in Corsica.


La Guardia arretra

Quando la Guardia rallenta…

qualcosa si rompe.

Quando indietreggia…

si rompe qualcosa di più.

Per vent’anni i soldati francesi avevano creduto una cosa.

Se tutto va male…

arriverà la Guardia.

E vinceremo.

Quella sera la Guardia non vinse.

E allora crollò tutto.


Dopo Waterloo

Napoleone fugge.

Abdica.

Viene mandato a Sant’Elena.

Da lì non tornerà più.

L’uomo che aveva attraversato l’Europa finirà i suoi giorni guardando l’oceano.

Scrivendo.

Ricordando.

Costruendo il proprio mito.


Ma Waterloo fu davvero la fine?

Qui arriva la parte interessante.

Politicamente sì.

Storicamente no.

Perché Napoleone perde.

Ma le sue idee restano.

Codice civile.

Merito.

Stato moderno.

Carriere aperte.

Amministrazione.

L’Europa sconfigge Napoleone.

Poi assorbe Napoleone.

Ed è forse questa la sua vittoria più grande.
Nella storia, mai una sconfitta ha reso più grande chi ha perso rispetto a chi ha vinto. La magia di Napoleone riesce anche in questa impesa finale.

Waterloo

Antonio Grillo

Fondatore del Progetto Napoleone e creatore di Giganti della Storia

Da oltre vent’anni studio e racconto Napoleone Bonaparte, le grandi battaglie e i personaggi che hanno cambiato il corso della storia.

Sono autore di Napoleone.info, del progetto Napoleone1769 e del canale YouTube dedicato alla storia napoleonica.

Credo che la storia non sia una semplice raccolta di date, ma il racconto delle ambizioni, delle idee e delle decisioni che hanno trasformato il mondo.

“La storia non appartiene al passato. Vive nelle scelte che facciamo ogni giorno.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *