La leggenda di Napoleone

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La leggenda di Napoleone Bonaparte

“Che romanzo è stata la mia vita!” disse Napoleone Bonaparte negli ultimi anni trascorsi nell’esilio di Sant’Elena.

Poche parole che descrivono perfettamente la parabola di quest’uomo.

Nato in una piccola isola del Mediterraneo da una famiglia della modesta nobiltà corsa, riuscì a diventare padrone dell’Europa, a ridisegnare i confini di intere nazioni e a lasciare un’eredità che continua a influenzare il mondo moderno.

A oltre due secoli dalla sua morte, Napoleone resta uno dei personaggi più studiati della storia. Ogni anno vengono pubblicati nuovi libri, nuove biografie e anche film e sceneggiati televisivi. Per alcuni è stato un tiranno assetato di potere; l’orco come lo definivano i suoi nemici.
Per altri il più grande genio militare mai esistito e un ineguagliato statista. Per molti storici rappresenta entrambe le cose: un uomo capace di straordinarie innovazioni e, al tempo stesso, protagonista di guerre che costarono centinaia di migliaia di vite.

Cerchiamo, allora di capire chi è stato Napoleone Bonaparte.

Il ragazzo corso che sognava la grandezza

Napoleone nacque ad Ajaccio il 15 agosto 1769, appena un anno dopo che la Corsica era passata sotto il controllo francese con il trattato di Versailles con cui l’isola veniva ceduta ai Francesi dalla Repubblica di Genova incapace di sedarne i tumulti indipendentisti capeggiati da Pasquale Paoli.

Quando aveva solo 9 anni si trasferì in Francia, dopo che il padre ebbe ottenuto una borsa di studio per la scuola militare di Brienne.

Nelle scuole militari francesi veniva deriso per il suo accento e per le sue origini provinciali. Quell’umiliazione contribuì però a forgiare il suo carattere. Mentre i compagni dedicavano tempo ai divertimenti, lui leggeva incessantemente.

Studiava la storia di Alessandro Magno, Giulio Cesare, Annibale e Federico il Grande. Non si limitava a conoscere le loro imprese: cercava di capire come ragionassero.

Fin da ragazzo era convinto di essere destinato a qualcosa di straordinario.

Una mente fuori dal comune

Spesso mi sono soffermato su questo aspetto. Napoleone era geniale.

Molti immaginano Napoleone come un uomo favorito dal destino, tesi condivisa anche da alcuni sorici. In realtà il suo successo fu il risultato di una combinazione rara di intelligenza, memoria e capacità di lavoro.

Dormiva pochissimo.

Era in grado di leggere enormi quantità di documenti e ricordarne dettagli che sfuggivano ai suoi collaboratori. Conosceva nomi di ufficiali, consistenza delle unità militari, disponibilità di cavalli, munizioni e perfino le condizioni delle strade.

I suoi segretari raccontavano che poteva dettare contemporaneamente più lettere a persone diverse senza perdere il filo del discorso.

Lo storico David Chandler, autore di una delle più importanti biografie militari di Napoleone, lo definì il più straordinario direttore di guerra della storia moderna.

L'ascesa durante la Rivoluzione francese

La Rivoluzione francese aprì opportunità che nel vecchio regime sarebbero state impensabili.

Napoleone seppe coglierle meglio di chiunque altro.

Dopo essersi distinto durante l’assedio di Tolone nel 1793, iniziò una rapida scalata. Il vero punto di svolta arrivò però nel 1796, quando ricevette il comando dell’Armata d’Italia.

L’esercito era povero, mal equipaggiato e demoralizzato.

In pochi mesi Napoleone lo trasformò in una forza capace di sconfiggere ripetutamente gli austriaci.

Le vittorie di Montenotte, Lodi, Arcole e Rivoli rivelarono all’Europa l’arrivo di un comandante eccezionale.

Perché Napoleone vinse così tante battaglie?

La risposta non sta soltanto nel coraggio o nella disciplina delle sue truppe.

Napoleone possedeva una qualità rarissima: vedeva il campo di battaglia come un insieme dinamico.

Mentre molti generali seguivano schemi rigidi, lui individuava il punto decisivo dello scontro. Concentrava rapidamente le forze e colpiva dove il nemico era più vulnerabile.

La velocità era la sua arma principale.

Spesso gli avversari si accorgevano delle sue intenzioni quando ormai era troppo tardi.

Napoleone, in guerra, non fu un grande innovatore, ma la rapidità e la chiarezza cn cui leggeva i momenti salienti delle battaglie, la capacità di avere una organizzazione perfetta, una intelligence che gli faceva conoscere in anticipo le mosse degli avversari furono i segreti del suo successo.

Napoleone vinceva poi per il suo enorme carisma. Le ruppe lo seguivano fino alla morte sempe col grido di Vive l’Empereur. I suoi soldati non lo tradirono mai.

Austerlitz: il capolavoro assoluto

Il 2 dicembre 1805 Napoleone affrontò gli eserciti combinati di Austria e Russia.

La battaglia di Austerlitz viene ancora oggi studiata nelle accademie militari di tutto il mondo.

Napoleone lasciò volutamente apparire debole una parte della propria linea. Gli alleati credettero di aver individuato il punto vulnerabile e vi concentrarono le loro forze.

Era esattamente ciò che l’Imperatore voleva.

Quando il centro nemico si indebolì, i francesi lo travolsero.

La vittoria fu totale.

Molti storici considerano Austerlitz la più grande dimostrazione di genio tattico della sua carriera.

L’Imperatore dei Francesi

Nel 1804 Napoleone si incoronò Imperatore.

Il gesto che colpì maggiormente i contemporanei fu quello di prendere la corona e posarla personalmente sul proprio capo.

Era un messaggio potente.

Non doveva il proprio potere né ai re né alla Chiesa.

Era il prodotto del proprio talento e della propria volontà e della volontà del popolo.

Durante gli anni dell’Impero dominò gran parte dell’Europa continentale. Le sue armate entrarono a Vienna, Berlino, Madrid e in numerose altre capitali.

Mai dopo l’epoca romana un solo uomo aveva esercitato un’influenza così vasta sul continente.

Napoleone e i suoi marescialli

Uno degli aspetti più affascinanti della sua epopea riguarda i marescialli dell’Impero.

Davout, probabilmente il più brillante dal punto di vista militare.

Ney, definito “il più valoroso dei valorosi”.

Murat, cavaliere spettacolare e re di Napoli.

Masséna, soprannominato “il figlio prediletto della vittoria”.

Berthier, il geniale organizzatore senza il quale molte campagne sarebbero state impossibili.

Napoleone sapeva riconoscere il talento e circondarsi di uomini eccezionali. Tuttavia pretendeva una fedeltà assoluta e non tollerava facilmente le critiche.

Napoleone e Giuseppina

Dietro il conquistatore si nascondeva anche un uomo capace di passioni profonde.

La sua relazione con Giuseppina de Beauharnais è una delle più celebri storie d’amore della storia.

Le lettere che le scriveva durante la prima campagna di Italia mostrano un Napoleone molto diverso dall’immagine pubblica dell’Imperatore, un uomo profondamente innamorato.

Geloso, appassionato, vulnerabile.

Quando fu costretto a divorziare per ragioni dinastiche non smise mai di conservare un affetto particolare per lei.

Secondo alcune testimonianze, il nome di Giuseppina fu tra gli ultimi pronunciati prima della sua morte.

La tragedia della Russia

Nel 1812 Napoleone prese la decisione che avrebbe cambiato il suo destino.

Invase la Russia.

La Grande Armée era la più potente forza militare mai vista in Europa.

Ma la Russia era immensa.

I russi si ritiravano continuamente, distruggendo raccolti e rifornimenti.

Quando Napoleone entrò a Mosca trovò una città in gran parte incendiata.

L’inverno trasformò la ritirata in una catastrofe.

La leggenda dell’invincibilità napoleonica era finita e forse la vera morte politica e militare di Napoleone avvenne proprio sul suolo di Russia. La tremenda disfatta lo rese vulnerabile, con pochi mezzi, pochissima cavalleria. Gli avversari non persero tempo a coalizzarsi e sferrare una terribile e decisiva reazione.

Waterloo e la nascita del mito

Dopo l’abdicazione e il breve esilio all’Elba, Napoleone riuscì ancora una volta a sorprendere il mondo.

Tornò in Francia.

Riprese il potere.

Radunò un nuovo esercito.

Tentò l’impossibile.

Il 18 giugno 1815 affrontò Wellington e Blücher a Waterloo.

La sconfitta pose fine alla sua carriera politica, ma diede inizio alla sua leggenda.

Molti grandi personaggi vengono ricordati per i loro successi.

Napoleone viene ricordato anche per la sua caduta e questp è veramente un fatto unico nella storia

Il giudizio degli storici

Lo storico Jean Tulard lo considera uno dei principali costruttori dello Stato moderno.

Andrew Roberts lo descrive come uno dei più grandi leader della storia.

David Chandler continua a considerarlo il più grande comandante militare dell’età moderna.

Altri studiosi sottolineano invece il costo umano delle sue guerre.

Probabilmente la verità risiede nella complessità del personaggio.

Napoleone fu contemporaneamente liberatore e conquistatore, riformatore e autocrate, visionario e uomo di potere.

Perché Napoleone ci affascina ancora?

Perché nella sua vita troviamo tutto ciò che rende grande una storia.

L’ascesa dal nulla.

La gloria.

L’amore.

L’ambizione.

Il potere.

Il tradimento.

La sconfitta.

L’esilio.

La leggenda.

Due secoli dopo la sua morte continuiamo a parlare di lui perché, più di ogni altro protagonista dell’età moderna, Napoleone incarna il rapporto tra il destino individuale e la grande storia.

E forse perché, nel bene e nel male, dimostrò fino a che punto può arrivare un uomo quando rifiuta di accettare i limiti che il mondo gli impone.

antonio grillo storico

Antonio Grillo

Fondatore del Progetto Napoleone e creatore di Giganti della Storia

Da oltre vent’anni studio e racconto Napoleone Bonaparte, le grandi battaglie e i personaggi che hanno cambiato il corso della storia.

Sono autore di Napoleone.info, del progetto Napoleone1769 e del canale YouTube dedicato alla storia napoleonica.

Credo che la storia non sia una semplice raccolta di date, ma il racconto delle ambizioni, delle idee e delle decisioni che hanno trasformato il mondo.

“La storia non appartiene al passato. Vive nelle scelte che facciamo ogni giorno.”

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